MA GUARDA UN PO’ ‘STO KALIYUGA
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È uno dei primi concetti che incontriamo quando studiamo un po’ più a fondo la grande tradizione dello yoga. Dopo Yama e Niyama, asana e mantra, meditazioni e pranayama, prima o poi qualcuno ci parla degli Yuga, le quattro età dell’umanità. I primi tre ci hanno portato al quarto, il Kaliyuga, in cui sembriamo oggi immersi fino al collo: epoca oscura, ignorante, materialista, attraversata da declino spirituale, avidità diffusa, guerre, inganni, perversioni e via dicendo.
Basta guardarsi intorno per vedere, capire e aver voglia di scendere dall’intero pianeta. Neppure il mondo dello yoga è immune: i bravi insegnanti perdono terreno, insidiati da figure più superficiali e improvvisate; il divertimento annega e sopprime il valore dello studio; Kama prevale su Abhyasa e Vairagya; l’individuo sulla comunità; lo yoga “in 15 minuti” su anni di pratica. Tutto sembra possibile davanti a soldi, potere, ignavia, corruzione e cattiveria.
Lo yoga può essere “salvifico”? Forse. E come? Non che possa risparmiarci il Kaliyuga, ma ci salva dal diventarne identici: ci protegge dalla dispersione riportando la mente a una sola direzione, dalla rassegnazione restituendoci un cammino, dalla solitudine ricordandoci che apparteniamo a una comunità vivente. Ogni volta che ci sediamo, respiriamo, osserviamo, smettiamo di alimentare la confusione del tempo e nutriamo presenza, responsabilità, libertà interiore.
Non abbiamo ricette né data di scadenza del Kaliyuga. Sappiamo però che praticare yoga e meditare, seriamente e coscientemente, aiuta: e molto. Noi di YogaFestival continuiamo per questo a creare occasioni di incontro con insegnanti e persone che riteniamo meritevoli. Proporre saggezza, conoscenza e bellezza non è solo organizzare eventi: è custodire spazi in cui fermarsi, ascoltare, praticare, fare comunità.
Un modo semplice e insieme profondo per prenderci cura del nostro quotidiano buon vivere.
(foto Nikko Macaspac-Unsplash)